Old America e il mondo delle api

April 1, 2019

 

 

Il rapporto dell' essere umano con il mondo delle api è sempre stato importante e caratterizzato da uno strano fascino nei confronti di queste creature in grado di trasformare del semplice polline in un alimento ricco  e quasi ancestrale. Ma una volta e proprio in America questo rapporto era addirittura " intimo " e carico di simbolismi esoterici e magici.
Sembra infatti che, a cavallo tra il 1800 e il 1900, i contadini del New England considerassero l' atto del comunicare i propri lutti e le proprie disgrazie alle piccole api come il primo passo per aprire un ponte celeste  tra questa dimensione e l' Altra, demandando a queste minuscole creature la funzione di messaggere divine. E non si trattava di una semplice usanza riservata alle poche famiglie di pionieri, ancora legati alle proprie tradizioni, bensì di un rito quasi universale che accomunava popoli lontani tra di loro mescolando in un'unica voce le speranze degli Europei quanto quelle dei Nativi, che da millenni ormai utilizzavano le api per accedere al mondo degli spiriti.
Ogni lutto, ogni evento funesto era seguito da un vero e proprio rito. Cominciamo dal fatto  che non esisteva famiglia che non allevasse le proprie api o che, come nel caso dei nativi che non amavano imprigionare gli animali, non dedicasse parte del proprio tempo a curare gli alveari selvatici, da cui attingevano il miele. La dipartita di un proprio caro era seguita immediatamente dalla comunicazione dell' evento alle api. Il capofamiglia prendeva un pezzo di panno nero e copriva le arnie,come se improvvisamente fosse scesa la notte, e nel contempo bussava sugli alveari per attirare l'attenzione delle bestiole le quali, immediatamente, sciamavano a frotte intorno al contadino. Allora questi, a voce bassa e rimanendo immobile, comunicava il decesso o l' evento luttuoso, pregando le alate creature di accompagnare il defunto oppure di intercedere presso Dio per far  cessare la calamità.  C'era anche una formula più  meno fissa da recitare, che nel caso dei contadini del New England era la seguente :   " Little brownies, little brownies, your master/mistress is dead”   oppure  " Bees, bees, awake. Your master is dead, and another you must take " con la variante del nome del defunto o la segnalazione della calamità qualora non si trattasse della morte di uno dei proprietari della casa.  Ogni piccola frazione del New England, poi, aveva delle proprie regole: c'era chi credesse che il messaggio non potesse essere portato a mezzanotte, per evitare l' attenzione degli spiriti malvagi. Altri credevano che la formula dovesse essere pronunciata in piedi, a voce bassa e con il capo chino in segno di rispetto. Altri infine avevano creato delle piccole canzoncine che facevano cantare ai propri bambini, piccoli angeli in grado di emozionare di più le api. Comunque sia la tradizione permase per quasi un secolo e poi improvvisamente si dissolse, ingoiata dal progresso e dall' infiltrazione di nuovi Europei non più Inglesi, che non conoscevano affatto ma anzi deridevano questa tradizione
L'origine di questo rito, che ancora oggi colpisce per l' intensità del rapporto con un mondo così diverso come quello degli insetti, è forse di origine Celtica, anche se se ne trova memoria anche in Germania dove, fino al secolo scorso, nelle zone rurali i matrimoni erano soliti coinvolgere le piccole api a cui venivano offerti pezzi della torta nuziale " per buon augurio ".
In realtà fin dall' antichità l' ape è sempre stata al centro di innumerevoli superstizioni che a volte facevano di lei uno spirito buono, e moltre altre cattivo.  Ad esempio Platone, nel suo saggio  Dottrina della trasmigrazione delle anime sosteneva che le anime degli uomini buoni si reincarnassero nelle operose api, il cui grande compito era di fornire il benefico miele e soprattutto l' ambrosia, il cibo degli dei. Reincarnarsi in un' ape, quindi, era segno di grande considerazione divina e chiunque allevasse e rispettasse le api partecipava a questa speranza di salvezza futura. Parimenti , uccidere un' ape, soprattutto se di proposito, era indice di malignità e quindi precursore di una grande sventura.  Per i Bretoni le api , operose e mai attaccabrighe se non stimolate, erano " gli uccelli di Dio " ,  rivestendo una funzione veicolante delle preghiere degli esseri umani. Sarebbe quindi più opportuno descriverle come " Messaggere di Dio ".  Per gli antichi Germani, invece, esse erano  " Uccelli di Marte ", con una connotazione più malefica che benefica. Ciò perchè le api prima di ogni altro animale avvertono i cambiamenti climatici e quasi " impazziscono " alla vigilia di eventi catastrofici come terremoti o uragani.  Sembra che proprio intorno all' anno !000 in Germania si siano succeduti una catena di calamità ed eventi climatici di rottura, preceduti dall' invasione nelle città di sciami di api impazzite. Si pensò quindi che le sventure fossero state portate dalle api che, da allora, vennero viste come spiriti malvagi e addirittura perseguitate per secoli.
Il Cristianesimo volle vederle come simbolo di castità e virtù, giacchè le operose bestiole erano per lo più femmine e dedite esclusivamente alla produzione del miele e all' allevamento dei piccoli. E poi un Vangelo apocrifo narrava, come una bella favola, che dalle lacrime di Gesù durante la passione nacque uno sciame di api.
Il comportamento strano delle api è da sempre stato considerato come una sorta di comunicazione di Dio verso l' uomo: quindi comprenderle equivaleva a prevenire degli eventi funesti o, all' opposto, si aveva la conferma dell' appoggio Divino in altri.
Ad esempio, sempre nell New England, era credenza che se uno sciame migrava improvvisamente verso la vegetazione la morte del capofamiglia era in agguato.  Se esse, invece, stavano chiuse nell' alveare tutto il giorno era segno che avrebbe piovuto, mentre  se un' ape svolazzava intorno alla culla di un bambino che dormiva costui avrebbe avuto una vita felice.  Una ragazza vergine poteva passare tranquillamente davanti ad un' arnia, e anche maneggiare tranquillamente le api, senza il pericolo di esserne punta. Ma se le bestiole rimanevano barricate nelle arnie era segno che si approssimava una guerra o una carestia.
Per la loro natura Divina le api non potevano mai essere vendute, ma solo regalate o barattate: chiunque avesse trasgredito sarebbe apparso agli occhi di Dio come colui che aveva lucrato su persone di famiglia. Perchè in realtà di questo si trattava: di un rapporto tra pari, un legame intimo e ..di sangue.  E di lunga data: studi effettuati su antichissimi reperti archeologici hanno rinvenuto testimonianza della mieli-coltura già 12000 anni A.C. e le prime stele che le raffiguravano sono state trovate in Mesopotamia già nel 4000 A.C. Gli scienziati concordano però sul fatto che le api siano un "prodotto " evolutivo targato Africa , vera culla della creazione, e che poi si siano nei secoli differenziate e distribuite in tutto il mondo  adattandosi ad ambienti diversi.  La progenitrice dell' ape risale addirittura al Cretaceo, 80 milioni di anni fa, ed era diffusa in tutte le zone tropicali , compresa l' Asia  e l' Australia.
Per quanto riguarda l' America, tuttavia, già molto prima dei contadini del New England i Nativi avevano sviluppato un contatto diretto con le api , che rispettavano profondamente. Il miele era una ghiottoneria " selvatica "  per gli Indiani del Nord America, particolarmente se di acero. Si trattava di api pacifiche, che nel tempo avevano perduto il pungiglione e da cui non c'era nulla da temere. Gli sciamani le utilizzavano nei riti iniziatici quando, cospargendosi il corpo di miele, se ne " rivestivano " completamente. Il loro ronzio, pare, favorisse la comunicazione  col mondo degli spiriti, molto meglio che con l' ausilio di oppiacei.  Purtroppo nel 1600  arrivarono negli Stati del Nord  gli Europei che introdussero le api di casa loro dotate di lunghi pungiglioni: l' incrocio tra le due api portò alla nascita dell' ape moderna, mediamente aggressiva e in alcuni casi anche velenosa. I Nativi presero a chiamare questa nuova specie  " La mosca dell' uomo bianco ", un epiteto decisamente dispregiativo...e possiamo ben capire il perchè.
Anche nell' America del sud l'ape era conosciuta e apprezzata. Si sa con certezza che i Maya l' allevavano e che i loro esemplari erano quelli più antichi: le api senza pungiglione  ( Melipona Beecheii ) erano al centro di lunghi e complessi rituali per la produzione del " cibo degli Dei ", che comprendeva non solo il miele ma anche la cera. Si cibavano di ortica e il loro miele era particolarmente " aspro e pungente " ( e non è una battuta ! ) ma dotato di grandi proprietà terapeutiche, in particolare quella di immunizzare contro la puntura delle migliaia di insetti velenosi che pullulano nelle zone sub-tropicali. Inoltre sembra che il miele spalmato sulle articolazioni doloranti per l' artrite avesse capacità curative quasi miracolose!  Chiaramente oggi la Melipona Beecheii è pressocchè estinta.  Ma in pratica tutte le api sono in via di estinzione, decimate dall' inquinamento e dalle piante transgeniche che rende sterili le loro regine. Surclassate dal miele sintetico, un impasto di zuccheri raffinati e antibiotici, sono destinate a scomparire del tutto entro 100 anni. Sarà questo l' inizio della fine? Se davvero esse sono i messaggeri di Dio stiamo interrompendo per sete di potere e di denaro la comunicazione con gli esseri Celesti?  Nessuno può dirlo. Certamente è con grande struggimento che mi accorgo di quanto l'Uomo stia rimanendo solo nel Creato, abbandonato da quella miriade di voci e di suoni che riempivano il mondo della natura e che gli permettevano di percepire il proprio  IO  spirituale e mantenere inalterato il suo senso di umanità.
Vi lascio con una ricetta, tutta Nativa, per curare le ustioni, davanti  alla quale perfino la scienza ha dovuto chinare il capo.  L' ustione è una lesione, più o meno superficiale , della pelle  che non solo provoca grande dolore ma può infettarsi soprattutto se è esposta all' aria. Le vescicole piene di liquido che si formano conseguentemente all' ustione sono delicatissime e vanno mantenute chiuse. Uno strato di miele VERO spalmato sulla ferita non solo le manterrà al riparo permettendo allo strato interno del derma di rigenerarsi senza dolore, ma soprattutto combatterà le infezioni per l' alta quantità di zuccheri contenuti nel miele. Provare per credere!

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